Ritratti in miniatura. La donazione Paola Sancassani

Written by on 7 aprile 2018

La Fondazione Musei Civici di Venezia espone al Museo Correr una piccola ma preziosa collezione di ritratti in miniatura datati dalla fine del Settecento alla metà dell’Ottocento.

I ritratti sono giunti recentemente grazie alla generosa donazione di Paola Sancassani, veronese di nascita ma veneziana d’elezione e grande appassionata di storia. Si tratta di opere di fattura principalmente italiana, ma anche di scuola francese e inglese. Ad esse, temporaneamente prestate dalla personale collezione della stessa donatrice, si affiancano alcune memorie che celebrano la figura di Napoleone Bonaparte e le sue imprese.

Attraverso la raffinata arte della miniatura – una specializzazione che nel XIX secolo fu assai ricercata e apprezzata, con veri artisti anche rinomati – dal 12 aprile al Correr si potranno ammirare i volti di uomini e donne vissuti durante l’epoca napoleonica.

Molti di questi sono per noi oggi anonimi, altri invece appartengono a personaggi noti o protagonisti di quei tempi pur travagliati, ma determinanti per il futuro, a iniziare dallo stesso imperatore.

In Europa e non solo, durante l’Impero e dopo la sua fine, l’epopea e il mito del grande Corso hanno motivato la creazione degli oggetti più svariati.

L’idea di ritrovare e conservare anche solo alcuni frammenti evocativi di quel momento cruciale ha ispirato la collezione ora esposta in museo, sotto la direzione scientifica di Gabriella Belli.

Al Museo Correr si potranno dunque scoprire affascinanti miniature-ritratto di Napoleone, dei suoi familiari e generali, oltre che di anonimi contemporanei: tra queste si segnalano, per l’elevata qualità esecutiva, il ritratto del celebre attore di teatro François-Joseph Talma(1763-1826) e quello di Charlotte Stuart duchessa d’Albany (1753-1789).

Fra le memorie si distingue poi il delizioso porta-profumo in oro e smalti che fu pegno d’amore di Orazio Nelson a Lady Hamilton.
Completano la raccolta dipinti e stampe di battaglie, medaglie commemorative e monete. Ci parleranno di un’età breve e contraddittoria la quale, tuttavia, ha segnato una svolta decisiva nella storia moderna.

La miniatura

Secondo una definizione settecentesca, per miniatura s’intende quel genere di pittura in piccolo dove s’impiegano, soprattutto sull’avorio, colori diluiti nell’acqua di gomma arabica, si punteggiano solamente gli incarnati e si dipingono a guazzo i panneggi e gli sfondi.

In particolare, nel ritratto la restituzione del volto dell’effigiato prendeva spunto dai cammei e dalla medaglistica, ma con finalità diverse. Quanto la medaglia serviva con la sua tiratura a celebrare il soggetto, tanto la miniatura per la sua unicità si rivolgeva per lo più alla sfera intima, alla dimensione del ricordo o del pegno affettivo.

Fin dal Cinquecento l’arte del ritratto in miniatura venne esercitata da artisti insigni, ma ebbe fortuna anche come passatempo per i dilettanti. Se prese grande vigore a partire dalla fine del Seicento fu l’Ottocento a riservare a questo genere una stagione intensa, ma breve. Intensa per qualità e quantità, e per le innovazioni tecniche, breve perché offuscata nel 1839 dall’invenzione del dagherrotipo, ovvero della fotografia, che ne segnerà prima il declino e poi la fine.


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